Geopolitica dello spogliatoio
Zoff riconosce che il Cav. potrebbe fare il ct, ma aspetta ancora le scuse
C’è un uomo che aspetta una telefonata da otto anni. Un colpo di telefono dal Cavaliere. “Credo di essere uno dei pochi in Italia con cui Berlusconi non ha fatto pace, lui che nel tempo è diventato così ecumenico”, dice Dino Zoff, l’ultimo allenatore che ha portato l’Italia a un passo dal titolo europeo. La storia è nota.

Basilea. C’è un uomo che aspetta una telefonata da otto anni. Un colpo di telefono dal Cavaliere. “Credo di essere uno dei pochi in Italia con cui Berlusconi non ha fatto pace, lui che nel tempo è diventato così ecumenico”, dice Dino Zoff, l’ultimo allenatore che ha portato l’Italia a un passo dal titolo europeo. La storia è nota. Correva l’anno 2000, il Cav. faceva il capo dell’opposizione in procinto di tornare al governo per la seconda volta, mentre il Dino nazionale guidava splendidamente l’Italia del pallone ai campionati europei di Belgio e Olanda. La finale contro la Francia a Rotterdam scappò via per quindici secondi, quelli che mancavano alla fine dei novanta minuti. “Un fuorigioco che non c’era, fischiato contro di noi – ricorda ancora con sofferenza - un rinvio del portiere Barthez, due rimpalli di testa e i francesi pareggiano. A quel punto avevamo già perso, era scritto che dovesse finire così, nel calcio non sempre sei padrone del tuo destino”. Il golden goal, Trezeguet, la coppa ai cugini transalpini. Ma Berlusconi era davanti alla televisione, furibondo. “Mi agitavo come un leone in gabbia per quello che vedevo, perché non abbiamo marcato a uomo Zidane? E’ stata una cosa indegna lasciarlo solo in mezzo al campo, – disse il giorno dopo durante la presentazione – anche un dilettante se ne sarebbe accorto”. E ancora: “L’astuzia e l’intelligenza o uno ce l’ha in testa oppure no”.
Zoff riconosce a Berlusconi di avere competenza calcistica, “ci mancherebbe con i risultati che ha ottenuto al Milan”, ma quella volta proprio no, “perché Zidane vide pochissimo la palla per tutta la partita”. E poi c’erano quelle frasi, quegli aggettivi. Il Cavaliere disse di essere stato frainteso, Zoff, offeso, se ne andò. “Da allora non l’ho più sentito, forse non c’è mai stata l’occasione giusta, forse si è dimenticato di queste piccole cose”. Per qualche minuto parliamo degli affari di oggi, di questo campionato europeo appena cominciato, “che certo al primo turno è forse più difficile di un Mondiale, dove nel girone iniziale ormai puoi trovare nazioni magari sconosciute ma più accessibili”. Sulla nazionale italiana è ottimista, Zoff, ma quasi per scaramanzia non vorrebbe dirlo. L’unica perplessità è la storia, la statistica, il vissuto dell’unico giocatore italiano ad aver vinto sia un campionato del mondo, nel 1982, sia un europeo nel 1968: “quando partiamo da snobbati, da sfavoriti, con qualche polemica feroce alla vigilia, con la stampa che ci attacca, otteniamo sempre grandi risultati, è quasi matematico; ora leggo che anche i bookmakers ci considerano tra i probabili vincitori a fianco della Francia e della Germania e questo non va bene, non va affatto bene perché l’Italia dà il meglio nel dramma, nel pathos, in un contesto da tragedia imminente”. E l’infortunio a Cannavaro? “No, quello non peserà – si dice sicuro – anche a me alla vigilia del 2000 vennero a mancare Buffon e Vieri ed è andata come è andata”. Manca invece l’Inghilterra qui in Svizzera, ma “negli ultimi anni è una nazionale molto folcloristica, nel senso che una competizione internazionale senza gli inglesi perde sempre qualcosa a livello di fascino, di storia, però quello inglese è un calcio diventato incredibilmente povero di nuovi talenti indigeni; e le squadre britanniche arrivano prime in Europa solo perché le società sono ricche e acquistano gli stranieri più forti”. L’idea di Blatter di limitare a cinque il numero di stranieri in campo per squadra lo affascina, forse gli ricorda il suo calcio, “ma credo sia impraticabile”. Su Donadoni e dintorni non ha peli sulla lingua, Zoff. “Il fatto che sia venuto fuori il nome di Lippi negli ultimi mesi senza che nessuno a livello ufficiale abbia mai smentito in modo deciso non è una bella cosa per la Federazione, non mi sembra una cosa particolarmente felice alla vigilia dell’Europeo”. E il contratto del ct firmato proprio alla vigilia? “Lo meritava, ma non capisco perché sia diventato così importante, se uno fa bene va avanti, altrimenti torna a casa”. Il pensiero torna sempre a quella maledetta notte. E alle parole di Berlusconi. Qualche tempo fa, intervistato da un giornale tedesco, scomodò persino Mario Soldati. “Ha detto di me che sono come un cavaliere del diciannovesimo secolo; con tutta la modestia del caso penso ci sia qualcosa di vero, sono un uomo con dei principi, forse Berlusconi è un cavaliere dei tempi moderni”. Il dolore non passa. Caro Cav, permetta un suggerimento. Qui non si tratta di chiedere scusa, ma quando trova un secondo libero una telefonatina non le costerebbe nulla. I numeri (quello di casa e del cellulare) li chieda pure a noi.
Zoff riconosce a Berlusconi di avere competenza calcistica, “ci mancherebbe con i risultati che ha ottenuto al Milan”, ma quella volta proprio no, “perché Zidane vide pochissimo la palla per tutta la partita”. E poi c’erano quelle frasi, quegli aggettivi. Il Cavaliere disse di essere stato frainteso, Zoff, offeso, se ne andò. “Da allora non l’ho più sentito, forse non c’è mai stata l’occasione giusta, forse si è dimenticato di queste piccole cose”. Per qualche minuto parliamo degli affari di oggi, di questo campionato europeo appena cominciato, “che certo al primo turno è forse più difficile di un Mondiale, dove nel girone iniziale ormai puoi trovare nazioni magari sconosciute ma più accessibili”. Sulla nazionale italiana è ottimista, Zoff, ma quasi per scaramanzia non vorrebbe dirlo. L’unica perplessità è la storia, la statistica, il vissuto dell’unico giocatore italiano ad aver vinto sia un campionato del mondo, nel 1982, sia un europeo nel 1968: “quando partiamo da snobbati, da sfavoriti, con qualche polemica feroce alla vigilia, con la stampa che ci attacca, otteniamo sempre grandi risultati, è quasi matematico; ora leggo che anche i bookmakers ci considerano tra i probabili vincitori a fianco della Francia e della Germania e questo non va bene, non va affatto bene perché l’Italia dà il meglio nel dramma, nel pathos, in un contesto da tragedia imminente”. E l’infortunio a Cannavaro? “No, quello non peserà – si dice sicuro – anche a me alla vigilia del 2000 vennero a mancare Buffon e Vieri ed è andata come è andata”. Manca invece l’Inghilterra qui in Svizzera, ma “negli ultimi anni è una nazionale molto folcloristica, nel senso che una competizione internazionale senza gli inglesi perde sempre qualcosa a livello di fascino, di storia, però quello inglese è un calcio diventato incredibilmente povero di nuovi talenti indigeni; e le squadre britanniche arrivano prime in Europa solo perché le società sono ricche e acquistano gli stranieri più forti”. L’idea di Blatter di limitare a cinque il numero di stranieri in campo per squadra lo affascina, forse gli ricorda il suo calcio, “ma credo sia impraticabile”. Su Donadoni e dintorni non ha peli sulla lingua, Zoff. “Il fatto che sia venuto fuori il nome di Lippi negli ultimi mesi senza che nessuno a livello ufficiale abbia mai smentito in modo deciso non è una bella cosa per la Federazione, non mi sembra una cosa particolarmente felice alla vigilia dell’Europeo”. E il contratto del ct firmato proprio alla vigilia? “Lo meritava, ma non capisco perché sia diventato così importante, se uno fa bene va avanti, altrimenti torna a casa”. Il pensiero torna sempre a quella maledetta notte. E alle parole di Berlusconi. Qualche tempo fa, intervistato da un giornale tedesco, scomodò persino Mario Soldati. “Ha detto di me che sono come un cavaliere del diciannovesimo secolo; con tutta la modestia del caso penso ci sia qualcosa di vero, sono un uomo con dei principi, forse Berlusconi è un cavaliere dei tempi moderni”. Il dolore non passa. Caro Cav, permetta un suggerimento. Qui non si tratta di chiedere scusa, ma quando trova un secondo libero una telefonatina non le costerebbe nulla. I numeri (quello di casa e del cellulare) li chieda pure a noi.